La spinta del settore marittimo verso i combustibili bunker a zero emissioni sta incontrando un ostacolo significativo: lo sviluppo delle catene di approvvigionamento e delle infrastrutture sta superando la domanda da parte degli armatori.
I regolatori hanno fissato obiettivi ambiziosi per la decarbonizzazione. L'International Maritime Organization (IMO) ha stabilito che le fonti energetiche a zero o quasi zero emissioni dovranno rappresentare almeno il 5% del consumo energetico totale dello shipping internazionale entro il 2030, con l'obiettivo programmatico di raggiungere il 10%.
Tuttavia, il ritmo dei nuovi ordini di navi predisposte per questi carburanti alternativi, insieme a una più ampia adozione commerciale, non starebbe tenendo il passo con i rapidi progressi nei sistemi di produzione e fornitura del combustibile. Ciò crea un potenziale squilibrio, in cui la capacità di fornitura di carburanti avanzati cresce più velocemente rispetto alla prontezza del mercato nel consumarli.
La sfida, come riportato da Hellenic Shipping News Worldwide, mette in luce un cruciale "dilemma dell'esitazione" all'interno del settore, indicando incertezza o una mancanza di impegno da parte dei principali stakeholder, a dispetto delle chiare direttive normative e degli investimenti infrastrutturali.